La luce nelle tenebre: perché il mondo ha bisogno della predicazione del Vangelo

Di fronte al male, alla violenza e alla crisi della società, siamo tentati di cercare soluzioni soprattutto politiche, culturali o sociali. Ma la Scrittura ci insegna che il problema più profondo dell'umanità è spirituale. E che soltanto il Vangelo di Gesù Cristo possiede la potenza di trasformare il cuore umano.

Un mondo che non riesce a guarire se stesso

Basta aprire un giornale o scorrere le notizie sul nostro telefono per essere confrontati con una realtà inquietante. Guerre, violenze, ingiustizie, odio, divisioni e disordini sociali sembrano accompagnare incessantemente la nostra esistenza. Le immagini che arrivano dalle strade delle nostre città ci ricordano quanto sia fragile la pace e quanto rapidamente l'ordine possa lasciare spazio al caos.

Di fronte a questi avvenimenti, le reazioni sono comprensibili. Proviamo indignazione, paura, tristezza. Ci domandiamo come sia possibile che gli esseri umani si comportino in questo modo. Cerchiamo spiegazioni e soluzioni. Alcuni invocano leggi più severe, altri maggiori investimenti nell'istruzione, altri ancora profonde riforme sociali e politiche.

Naturalmente, molte di queste risposte possono essere legittime e necessarie. Dio ha istituito le autorità civili per promuovere la giustizia, proteggere gli innocenti e punire il male (Romani 13:1–4). Una società ordinata, nella quale vengono rispettati la dignità umana e lo stato di diritto, è un bene per il quale i cristiani devono pregare ed essere riconoscenti.

Eppure, dobbiamo porci una domanda più profonda: perché, nonostante secoli di progresso scientifico, tecnologico, educativo e politico, l'umanità continua a essere afflitta dagli stessi mali?

Perché, nonostante secoli di progresso scientifico, tecnologico, educativo e politico, l’umanità continua a essere afflitta dagli stessi mali?

Abbiamo sviluppato strumenti straordinari per migliorare le condizioni materiali della vita. Siamo capaci di curare malattie un tempo incurabili, comunicare istantaneamente attraverso i continenti e costruire società tecnologicamente avanzate. Ma non siamo riusciti a eliminare l'odio, l'avidità, la violenza, l'orgoglio e l'egoismo.

La ragione, secondo la Scrittura, è che il problema fondamentale dell'umanità non si trova semplicemente nelle sue strutture sociali. Si trova nel cuore dell'uomo.

Il problema è più profondo di quanto pensiamo

Gesù Cristo ci offre una diagnosi radicale della condizione umana. In Marco 7:21–23 dichiara che dal cuore degli uomini procedono i pensieri malvagi, le immoralità, i furti, gli omicidi, gli adulteri, le cupidigie, le malvagità, la frode, l'invidia, la superbia e la stoltezza.

Notiamo la direzione del ragionamento di Gesù. Il male non è semplicemente qualcosa che entra nell'uomo dall'esterno, attraverso circostanze sfavorevoli o influenze negative. Il male procede dall'interno.

Questo non significa che l'ambiente, l'educazione e le condizioni sociali siano irrilevanti. Possono certamente influenzare il comportamento umano. Ma non costituiscono la causa ultima del nostro problema. La Scrittura chiama questa realtà peccato. E il peccato è molto più di una serie di azioni sbagliate. È una condizione spirituale che coinvolge l'intera persona. A causa della caduta di Adamo, la nostra natura è corrotta e il nostro cuore è inclinato ad allontanarsi da Dio.

Possiamo limitare alcune manifestazioni del male, ma non possiamo estirpare il peccato dal cuore umano.

Come insegna l'apostolo Paolo, «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Romani 3:23). La dottrina riformata della depravazione totale non significa che ogni essere umano sia malvagio quanto potrebbe esserlo, né che le persone non rigenerate siano incapaci di compiere azioni socialmente buone. Significa piuttosto che il peccato ha contaminato ogni dimensione della nostra esistenza: la mente, la volontà, gli affetti e i desideri.

Il nostro problema non è soltanto che facciamo cose cattive. È che, per natura, siamo peccatori bisognosi della grazia di Dio. Questo spiega perché nessuna riforma puramente esteriore possa produrre la trasformazione spirituale di cui abbiamo bisogno. Possiamo modificare le leggi, migliorare le istituzioni e promuovere l'educazione. Tutte cose importanti. Ma non possiamo, attraverso questi strumenti, dare un cuore nuovo a un peccatore. Possiamo limitare alcune manifestazioni del male, ma non possiamo estirpare il peccato dal cuore umano.

Per questo abbiamo bisogno di qualcosa che il mondo non può produrre: la grazia rigeneratrice di Dio.

La promessa di un cuore nuovo

Uno dei testi più straordinari dell'Antico Testamento si trova in Ezechiele 36:26–27. Attraverso il profeta, Dio promette al suo popolo: «Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne».

Questa promessa ci rivela qualcosa di meraviglioso. Dio non si limita a comandare al suo popolo di cambiare comportamento. Promette di compiere egli stesso la trasformazione che il suo popolo non è in grado di realizzare.

Il cuore di pietra deve essere sostituito con un cuore di carne. Lo Spirito di Dio deve operare interiormente, rinnovando la volontà e suscitando nuovi desideri. È la promessa della rigenerazione, che trova il suo compimento nell'opera salvifica di Gesù Cristo e nell'effusione dello Spirito Santo.

Quando Gesù incontra Nicodemo in Giovanni 3, gli dichiara: «Bisogna che nasciate di nuovo». Nicodemo era un uomo religioso, istruito e moralmente rispettabile. Eppure, nemmeno lui poteva entrare nel regno di Dio senza una nuova nascita.

Se questo era vero per Nicodemo, quanto più lo è per ciascuno di noi! Il Vangelo non ci offre semplicemente una nuova filosofia morale, un programma di miglioramento personale o una serie di principi per costruire una società migliore. Ci annuncia una salvezza che viene interamente dalla grazia di Dio.

Gesù Cristo, il Figlio eterno di Dio, si è fatto uomo per salvare peccatori. Ha vissuto quella vita di perfetta ubbidienza che noi non abbiamo vissuto. Sulla croce ha portato la colpa e la condanna del suo popolo. Ed è risuscitato vittorioso dalla morte, affinché tutti coloro che confidano in lui siano perdonati, giustificati e riconciliati con Dio.

Questa è la buona notizia di cui il mondo ha disperatamente bisogno. Il Vangelo non si limita a insegnare ai peccatori come comportarsi meglio. Annuncia ciò che Dio ha fatto in Cristo per riconciliarli con sé e trasformarli mediante il suo Spirito.

La potenza di Dio nella predicazione

Ma come raggiunge questa buona notizia un mondo immerso nelle tenebre? La risposta della Scrittura è sorprendente nella sua semplicità: attraverso la proclamazione del Vangelo. L'apostolo Paolo dichiara in Romani 1:16: «Io non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede».

Paolo non dice semplicemente che il Vangelo contiene idee utili o principi capaci di migliorare la società. Dice che esso è potenza di Dio per la salvezza.

E in Romani 10:17 aggiunge che «la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo». Dio ha stabilito che la fede salvifica venga suscitata attraverso l'annuncio della sua Parola, mediante l'opera dello Spirito Santo.

Questo dovrebbe trasformare il modo in cui consideriamo il ministero della predicazione. Nel mondo contemporaneo, la predicazione viene spesso considerata un'attività antiquata, poco attraente o inefficace. Viviamo nell'epoca della comunicazione digitale, dell'intrattenimento e delle esperienze immediate. Anche molte chiese sembrano convinte che, per raggiungere le persone, sia necessario rendere il culto sempre più simile a uno spettacolo.

Ma la Scrittura ci insegna qualcosa di diverso. In 1 Corinzi 1:21, Paolo afferma che Dio ha deciso di salvare i credenti mediante quella che il mondo considera la pazzia della predicazione.

Non perché la predicazione possieda una potenza magica, né perché il predicatore abbia in se stesso la capacità di trasformare le persone. La sua efficacia dipende dall'azione sovrana dello Spirito Santo, che opera attraverso la Parola di Cristo.

l Vangelo non si limita a insegnare ai peccatori come comportarsi meglio. Annuncia ciò che Dio ha fatto in Cristo per riconciliarli con sé e trasformarli mediante il suo Spirito.

Ecco perché una predicazione fedele, biblica e cristocentrica non è semplicemente un discorso religioso. È uno degli strumenti ordinari attraverso i quali il Cristo risorto continua a edificare la sua Chiesa.

Quando il Vangelo viene proclamato fedelmente, Dio chiama i peccatori al ravvedimento, suscita la fede, consola gli afflitti, corregge gli erranti e rafforza il suo popolo.

Naturalmente, questo non significa che ogni sermone produca immediatamente risultati visibili. La Parola può incontrare resistenza, indifferenza e incredulità. Ma la sua efficacia non dipende dalla nostra capacità di misurarne i risultati. Come leggiamo in Isaia 55:11, la Parola di Dio non torna a lui a vuoto, senza aver compiuto ciò per cui egli l'ha mandata.

La potenza silenziosa dei mezzi ordinari della grazia

C'è qualcosa di profondamente incoraggiante in tutto questo. Mentre il mondo è continuamente scosso da crisi, conflitti e divisioni, ogni domenica, in innumerevoli luoghi, accade qualcosa di straordinario. Piccole e grandi congregazioni si radunano nel nome di Gesù Cristo. La Scrittura viene letta e predicata. I peccatori confessano le proprie colpe e ricevono l'annuncio del perdono in Cristo. I credenti vengono nutriti mediante la Parola e i sacramenti. La Chiesa innalza preghiere e lodi al suo Signore.

Agli occhi del mondo, tutto questo può apparire insignificante. Non produce necessariamente titoli sui giornali. Non attira sempre grandi folle. Non offre lo spettacolo che caratterizza tanta parte della nostra cultura. Eppure, proprio attraverso questi mezzi ordinari della grazia, Cristo continua a raccogliere, nutrire e preservare il suo popolo.

Pensiamo alla parabola del seminatore. Il seme della Parola viene sparso e, quando cade nel terreno buono, porta frutto. La crescita non dipende dalla spettacolarità del seminatore, ma dalla potenza di Dio che opera attraverso il seme.

Così è anche nel ministero cristiano. Una persona ascolta il Vangelo e viene condotta al ravvedimento. Un credente scoraggiato riceve conforto nelle promesse di Dio. Un giovane impara a resistere alle tentazioni. Una famiglia cresce nella fede. Un peccatore scopre la gioia del perdono. Non sempre questi avvenimenti sono visibili dall'esterno. Ma sono manifestazioni autentiche dell'opera del regno di Dio.

Questo è particolarmente importante per le nostre chiese in Italia, dove il protestantesimo evangelico rappresenta una piccola minoranza e la predicazione della fede riformata incontra spesso indifferenza o incomprensione.

Non dobbiamo misurare la fedeltà del ministero esclusivamente attraverso i numeri, la visibilità o l'influenza culturale. Il nostro compito è essere fedeli agli strumenti che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, confidando che egli porterà a compimento i suoi propositi.

La Chiesa non deve perdere di vista la sua missione

Di fronte ai problemi della società, anche i cristiani possono essere tentati di riporre le proprie speranze in soluzioni prevalentemente politiche o culturali.

Naturalmente, i credenti sono chiamati a essere buoni cittadini, a promuovere la giustizia, ad amare il prossimo e a contribuire al bene comune. Non dobbiamo essere indifferenti alla sofferenza, alla povertà, alla violenza o all'ingiustizia.

Ma dobbiamo ricordare che la missione specifica affidata da Cristo alla sua Chiesa non è la trasformazione politica della società. È la proclamazione del Vangelo, la formazione di discepoli e l'amministrazione dei mezzi della grazia.

Questo non rende la Chiesa irrilevante per il mondo. Al contrario, significa che essa possiede un messaggio che nessun'altra istituzione può offrire.

Lo Stato può amministrare la giustizia, ma non può giustificare il peccatore davanti a Dio.

La scuola può educare la mente, ma non può rigenerare il cuore.

La medicina può curare il corpo, ma non può riconciliare l'uomo con il suo Creatore.

Soltanto Gesù Cristo può salvare i peccatori dalla colpa e dal dominio del peccato.

Per questo la Chiesa non deve mai vergognarsi del suo messaggio, né abbandonare la fiducia nella potenza della Parola di Dio. Il mondo ha bisogno di giustizia, di pace, di istruzione e di misericordia. Ma soprattutto ha bisogno di conoscere il Salvatore.

La luce splende ancora

Nel prologo del suo Vangelo, Giovanni scrive: «La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta» (Giovanni 1:5). Queste parole non sono una generica espressione di ottimismo. Sono una dichiarazione sulla persona e sull'opera di Gesù Cristo. Egli è la vera luce venuta nel mondo. Attraverso la sua morte e risurrezione ha sconfitto il peccato, la morte e il potere delle tenebre. E ora, esaltato alla destra del Padre, regna sovranamente e continua a edificare la sua Chiesa.

Questo significa che i cristiani non devono lasciarsi dominare dalla paura, dall'indignazione o dallo scoraggiamento. Possiamo guardare con realismo alla gravità del peccato umano senza perdere la speranza. Possiamo pregare per le nostre città, per le autorità, per le vittime della violenza e persino per coloro che commettono il male, chiedendo che Dio conceda loro il ravvedimento e la fede in Cristo. E possiamo continuare a proclamare il Vangelo con coraggio, pazienza e amore.

Non perché siamo ingenui riguardo alla condizione del mondo, ma perché conosciamo la potenza del nostro Salvatore.

Un giorno Cristo ritornerà per giudicare il mondo con giustizia e fare nuove tutte le cose. Allora il peccato, la violenza, l'ingiustizia e la morte saranno definitivamente eliminati. La pace che oggi desideriamo sarà pienamente realizzata nella nuova creazione. Fino a quel giorno, la Chiesa è chiamata a perseverare nella sua missione:

  • A predicare Cristo crocifisso e risorto.

  • A chiamare i peccatori al ravvedimento e alla fede.

  • A nutrire il popolo di Dio attraverso i mezzi ordinari della grazia.

  • E a testimoniare, con parole e opere, la verità del Vangelo.

Perché il problema più profondo dell'uomo è il peccato. E la sua unica speranza di salvezza è Gesù Cristo.

La luce continua a splendere nelle tenebre. E le tenebre non l'hanno sopraffatta.

Soli Deo Gloria.

Michael Brown

Rev. Michael Brown è il pastore della Chiesa Riformata Filadelfia e Ministro della Parola e dei Sacramenti dalle United Reformed Churches of North America (URCNA). È l’autore di molti articoli e diversi libri, tra cui Il vincolo sacro: Introduzione alla teologia del patto (2012), Christ and the Condition: The Covenant Theology of Samuel Petto (2012) e 2 Timothy: commentario espositivo sul Nuovo Testamento (2022).

© ligonier.org, © Chiesa Riformata Filadelfia

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Chiesa Riformata Filadelfia. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.

Avanti
Avanti

Grazia per i genitori di figli prodighi