Perché la Riforma protestante è ancora importante oggi (soprattutto in Italia)

La Riforma non è soltanto un evento storico da ricordare, ma un'eredità da riscoprire e un Vangelo da proclamare.

Ogni anno, il 31 ottobre, milioni di cristiani nel mondo ricordano l'inizio della Riforma protestante. È un'occasione per ripensare a uomini come Martin Lutero, Giovanni Calvino, John Knox e tanti altri che contribuirono a trasformare profondamente la storia della chiesa e dell'Europa.

Ma a oltre cinquecento anni di distanza, una domanda merita di essere posta: perché la Riforma dovrebbe essere ancora importante per noi oggi? Non appartiene forse a un'epoca ormai lontana, segnata da controversie religiose, conflitti politici e divisioni ecclesiastiche che sarebbe meglio lasciarsi alle spalle?

La domanda assume un significato particolare in Italia, un Paese nel quale la Riforma protestante non riuscì mai a mettere radici profonde e dove, ancora oggi, la fede evangelica riformata rimane poco conosciuta.

Per rispondere, dobbiamo comprendere una verità fondamentale: la Riforma non fu semplicemente una protesta contro la corruzione ecclesiastica o gli abusi del papato. Fu soprattutto un ritorno alla Parola di Dio e una riscoperta del Vangelo di Gesù Cristo. Ed è proprio per questo che la Riforma continua a essere importante.

1. Perché il problema fondamentale dell'uomo non è cambiato

Nel XVI secolo, Martin Lutero era tormentato da una domanda: come può un peccatore essere giusto davanti a un Dio santo? Lutero aveva cercato sinceramente di guadagnare il favore di Dio attraverso la disciplina monastica, la confessione dei peccati, le penitenze e le opere religiose. Eppure, più cercava di raggiungere la giustizia, più diventava consapevole della propria colpa.

Il problema non era una mancanza di impegno religioso. Era la convinzione che la sua accettazione davanti a Dio dipendesse, almeno in parte, dalla propria giustizia.

Ma attraverso lo studio delle Sacre Scritture, soprattutto della lettera di Paolo ai Romani, Lutero comprese una verità che avrebbe trasformato completamente la sua vita: la giustizia mediante la quale il peccatore viene accettato da Dio non è qualcosa che deve produrre con le proprie opere. È un dono gratuito, ricevuto mediante la fede in Gesù Cristo. L'apostolo Paolo dichiara: «Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore» (Romani 5:1).

Questa fu la grande riscoperta della Riforma: il peccatore è giustificato davanti a Dio per sola grazia, mediante la sola fede, esclusivamente a motivo della giustizia di Gesù Cristo.

Ma che cosa ha a che fare tutto questo con l'Italia del XXI secolo? Moltissimo. Anche se la nostra società è profondamente diversa da quella di Lutero, il problema fondamentale dell'uomo rimane lo stesso. Siamo ancora peccatori che hanno bisogno di essere riconciliati con Dio.

Anche se la nostra società è profondamente diversa da quella di Lutero, il problema fondamentale dell'uomo rimane lo stesso. Siamo ancora peccatori che hanno bisogno di essere riconciliati con Dio.

Alcuni cercano la propria sicurezza nelle pratiche religiose, nelle opere buone o nella convinzione di essere persone moralmente rispettabili. Altri hanno abbandonato completamente la religione, ma continuano a cercare la propria giustificazione attraverso il successo, l'approvazione degli altri, la realizzazione personale o l'immagine che presentano al mondo.

In entrambi i casi, il cuore umano continua a cercare qualcosa che gli dia valore, sicurezza e accettazione. Il Vangelo della Riforma annuncia una notizia radicalmente diversa: non dobbiamo costruire una giustizia con la quale presentarci davanti a Dio. Gesù Cristo ha già compiuto tutto ciò che è necessario per la salvezza del suo popolo. Questa è una buona notizia oggi esattamente come lo era nel XVI secolo.

2. Perché l'Italia ha ancora bisogno di riscoprire il Vangelo della grazia

L'Italia possiede un patrimonio religioso e culturale straordinario. Le nostre città sono piene di chiese, cattedrali, opere d'arte e testimonianze di secoli di cristianesimo.

Eppure, la presenza di una ricca tradizione cristiana non significa necessariamente che il Vangelo biblico sia conosciuto e compreso. Molti italiani sono cresciuti in un ambiente culturalmente cattolico, ma hanno una conoscenza limitata delle Sacre Scritture. Altri hanno sviluppato un profondo scetticismo nei confronti della religione organizzata. Altri ancora conservano una certa fede in Dio, ma non hanno mai compreso chiaramente che cosa significhi essere salvati per grazia mediante la fede in Gesù Cristo.

Naturalmente, dobbiamo evitare generalizzazioni ingiuste. Anche all'interno del cattolicesimo romano esistono persone sinceramente devote, desiderose di conoscere Dio e di vivere secondo la sua volontà. Ma rimangono differenze dottrinali fondamentali tra la teologia cattolica romana e quella della Riforma protestante, soprattutto riguardo all'autorità della Scrittura, alla giustificazione, ai meriti di Cristo e alla natura della chiesa. Queste differenze non sono semplici dettagli secondari.

La questione centrale è questa: su quale fondamento può un peccatore avere la certezza di essere accettato da Dio? La risposta della Riforma è chiara: non sulla base dei propri meriti, della propria santità o delle proprie opere religiose, ma esclusivamente sulla base dell'opera perfetta di Gesù Cristo. Come scrive Paolo: «Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti» (Efesini 2:8–9).

L'Italia non ha semplicemente bisogno di una maggiore religiosità. Ha bisogno di ascoltare chiaramente il Vangelo della grazia. E questo è precisamente il messaggio che la Riforma ha riportato al centro della vita della chiesa.

3. Perché abbiamo ancora bisogno dell'autorità della Parola di Dio

Un altro principio fondamentale della Riforma fu Sola Scriptura: la Scrittura soltanto. I riformatori non sostenevano che la storia della chiesa, le confessioni di fede o gli insegnamenti dei pastori fossero privi di valore. Al contrario, riconoscevano l'importanza della tradizione cristiana e dell'insegnamento ecclesiastico.

Ma insistevano su una distinzione essenziale: soltanto la Sacra Scrittura è la regola infallibile della fede e della vita cristiana. Nessun papa, concilio, pastore o tradizione ecclesiastica possiede un'autorità pari o superiore alla Parola di Dio.

Perché? Perché la Scrittura non è semplicemente una testimonianza umana dell'esperienza religiosa. È la Parola ispirata di Dio. Come scrive Paolo: «Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia» (2 Timoteo 3:16).

Questo principio è particolarmente importante nel nostro tempo. Viviamo in una società nella quale siamo continuamente circondati da voci contrastanti. I social media, le ideologie, le opinioni degli esperti, le emozioni personali e le tendenze culturali cercano costantemente di determinare ciò che dobbiamo pensare, desiderare e credere.

Ma in mezzo a tutte queste voci, dove possiamo ascoltare la voce di Dio? La risposta della Riforma rimane la stessa: nelle Sacre Scritture. E questo ha conseguenze profonde per la vita della chiesa.

Una chiesa veramente riformata non è semplicemente una comunità che conserva determinate tradizioni protestanti. È una chiesa che si sottomette continuamente alla Parola di Dio. La sua predicazione, il suo culto, la sua dottrina, il suo governo e la sua vita comunitaria devono essere continuamente esaminati e riformati alla luce delle Scritture.

La Riforma, dunque, non è soltanto qualcosa che Dio ha compiuto nel passato. È anche un richiamo permanente alla chiesa di ogni generazione.

4. Perché la Riforma appartiene anche alla storia dell'Italia

Quando parliamo della Riforma protestante, pensiamo generalmente alla Germania di Lutero, alla Svizzera di Zwingli e Calvino o alla Scozia di John Knox. Ma troppo spesso dimentichiamo che anche l'Italia ebbe i suoi riformatori.

Nel XVI secolo, le idee della Riforma si diffusero in numerose città italiane, tra cui Venezia, Lucca, Ferrara, Modena, Napoli e Milano. Uomini e donne cominciarono a leggere le Sacre Scritture, a studiare gli scritti dei riformatori e a mettere in discussione alcuni insegnamenti e pratiche della Chiesa romana. Tra i protagonisti più importanti di questo movimento troviamo Pietro Martire Vermigli, Girolamo Zanchi, Pier Paolo Vergerio e molti altri.

Il Signore ha già fatto risplendere la luce del suo Vangelo in Italia. E possiamo pregare con fiducia affinché continui a farlo anche oggi.

Vermigli, nato a Firenze, divenne uno dei più influenti teologi della Riforma europea. Zanchi, originario del territorio bergamasco, contribuì in modo significativo allo sviluppo della teologia riformata. Entrambi furono costretti a lasciare l'Italia a causa delle loro convinzioni evangeliche.

La repressione dell'Inquisizione romana, la censura e l'assenza di una protezione politica duratura impedirono alla Riforma di consolidarsi nella maggior parte della penisola. Molti credenti furono costretti ad abiurare, a praticare la propria fede clandestinamente oppure a cercare rifugio oltre le Alpi. Ma la loro testimonianza non deve essere dimenticata.

Per noi cristiani riformati italiani, riscoprire queste figure significa riconoscere che la nostra storia non comincia oggi e che la fede riformata non è semplicemente un'importazione straniera. Anche nella nostra terra, cinque secoli fa, uomini e donne furono conquistati dalla verità del Vangelo e furono disposti a sacrificare molto per rimanervi fedeli.

Questa eredità dovrebbe incoraggiarci. Il Signore ha già fatto risplendere la luce del suo Vangelo in Italia. E possiamo pregare con fiducia affinché continui a farlo anche oggi.

5. Perché la chiesa ha ancora bisogno di essere riformata

Una delle lezioni più importanti della Riforma è che la chiesa non appartiene agli uomini. Appartiene a Gesù Cristo. Cristo è il suo unico Capo. Egli la governa mediante la sua Parola e il suo Spirito. Egli la nutre attraverso la predicazione del Vangelo e l'amministrazione dei sacramenti. Ed egli continua a custodirla attraverso le generazioni.

Questo significa che la nostra responsabilità non è inventare continuamente nuovi modi di essere chiesa, adattandoci alle aspettative della cultura contemporanea. La nostra responsabilità è essere fedeli a ciò che Cristo ha comandato.

Abbiamo bisogno di chiese nelle quali la Scrittura venga predicata fedelmente, il Vangelo sia annunciato con chiarezza, i sacramenti siano amministrati secondo la Parola di Dio e i credenti siano formati nella fede cristiana.

Abbiamo bisogno di pastori che non cerchino di intrattenere le persone, ma che si dedichino alla predicazione di tutto il consiglio di Dio.

Abbiamo bisogno di famiglie nelle quali i genitori insegnino le Scritture ai propri figli.

Abbiamo bisogno di comunità cristiane caratterizzate non soltanto dalla sana dottrina, ma anche dall'amore fraterno, dalla santità, dalla preghiera e dalla cura reciproca.

E abbiamo bisogno di ricordare che la vera crescita della chiesa non dipende ultimamente dalle nostre strategie, dalle nostre risorse o dalle nostre capacità. Dipende dalla grazia sovrana di Dio, che opera mediante la sua Parola e il suo Spirito. Questa convinzione dovrebbe renderci umili, pazienti e perseveranti, specialmente in un contesto missionario difficile come quello italiano.

6. Perché il Vangelo della Riforma è ancora una buona notizia

Forse il pericolo più grande, quando ricordiamo la Riforma, è trasformarla semplicemente in una celebrazione della nostra identità confessionale. Possiamo conoscere i nomi dei riformatori, studiare le loro opere, difendere le cinque sola e persino essere orgogliosi della nostra eredità teologica, senza essere veramente commossi dalla bellezza del Vangelo che essi riscoprirono.

Ma la Riforma non riguardava principalmente Lutero, Calvino o qualsiasi altro riformatore. Riguardava Gesù Cristo. Riguardava la meravigliosa notizia che Dio salva peccatori indegni mediante la vita perfetta, la morte espiatoria e la risurrezione vittoriosa del suo Figlio.

Riguardava la certezza che la nostra salvezza non dipende dalla nostra capacità di renderci accettabili davanti a Dio, ma dall'opera compiuta di Cristo.

E riguardava la libertà di vivere non più come persone che cercano disperatamente di guadagnare l'amore di Dio, ma come figli che lo amano perché sono stati amati per primi.

Questo messaggio non ha perso nulla della sua bellezza, della sua verità o della sua potenza. Anzi, in un mondo sempre più confuso riguardo alla verità, all'identità, alla colpa e alla speranza, il Vangelo della grazia rimane una notizia straordinariamente liberante.

Conclusione: Post tenebras lux

Il motto della Riforma ginevrina era Post tenebras lux: dopo le tenebre, la luce. È un'espressione che riassume magnificamente ciò che Dio compì durante il XVI secolo.

Ma quella luce non era la sapienza di Lutero, l'intelligenza di Calvino o il coraggio degli altri riformatori. Era la luce del Vangelo di Gesù Cristo. Ed è proprio questa luce di cui l'Italia ha ancora bisogno.

Non abbiamo bisogno di una nuova Riforma nel senso di inventare nuove dottrine o un nuovo Vangelo. Abbiamo bisogno di tornare continuamente alla Parola di Dio, di riscoprire la ricchezza della grazia di Cristo e di proclamare con fedeltà le verità che hanno trasformato la vita di tanti credenti nel passato.

La nostra speranza per il futuro della chiesa in Italia non risiede nella nostra forza, nelle nostre capacità o nelle nostre strategie. Risiede nel Signore Gesù Cristo, che ha promesso di edificare la sua chiesa e contro la quale le porte dell'Ades non potranno prevalere.

Per questo possiamo guardare al futuro con fiducia. Il Dio che ha operato nel XVI secolo è lo stesso Dio che opera oggi. La sua Parola non ha perso la propria autorità. Il suo Vangelo non ha perso la propria potenza. E la sua grazia rimane sufficiente per salvare i peccatori e edificare la sua chiesa.

La Riforma è ancora importante perché il Vangelo è ancora importante. E finché ci saranno peccatori bisognosi della grazia di Dio, la buona notizia di Gesù Cristo dovrà continuare a essere proclamata.

Michael Brown

Rev. Michael Brown è il pastore della Chiesa Riformata Filadelfia e Ministro della Parola e dei Sacramenti dalle United Reformed Churches of North America (URCNA). È l’autore di molti articoli e diversi libri, tra cui Il vincolo sacro: Introduzione alla teologia del patto (2012), Christ and the Condition: The Covenant Theology of Samuel Petto (2012) e 2 Timothy: commentario espositivo sul Nuovo Testamento (2022).

© ligonier.org, © Chiesa Riformata Filadelfia

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