Perché amo i Salmi

In una recente conferenza, mi è stato chiesto quale sia il mio libro preferito della Bibbia. La mia prima reazione è stata chiedermi se fosse una buona domanda. Non dovremmo forse amare tutta la Parola di Dio allo stesso modo? Poi ho pensato che fosse meglio collaborare, e mi sono chiesto a quale libro mi rivolgo più spesso e quale trovo più piacevole. Mi sono reso conto che la risposta era facile. Negli ultimi anni, quel libro è stato il libro dei Salmi.

Mi sono convertito a Cristo durante il penultimo anno delle superiori, attraverso il ministero di una chiesa che cantava principalmente i Salmi. Così, per molti anni, ho vissuto con i Salmi e ho imparato a conoscerne qualcosa. Ma solo negli ultimi anni li ho trovati profondamente coinvolgenti e affascinanti.

1.     I Salmi sono belli

Diversi aspetti dei Salmi mi sono stati particolarmente cari. Il primo è la bellezza del linguaggio e l’espressione poetica delle grandi verità della fede. Consideriamo le semplici parole: «Il Signore è il mio pastore» (Sal 23:1). Quanto conforto hanno portato a moltissime anime afflitte! Oppure pensiamo alle promesse della redenzione di Dio nel Salmo 103:

«Benedici il Signore, anima mia, e non dimenticare alcuno dei suoi benefici; egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e di compassione, sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l’aquila» (Sal 103:2–5).

Oppure meditiamo sulla toccante immagine del ricordo che Dio ha della nostra sofferenza:

«Tu raccogli le mie lacrime nel tuo otre» (Sal 56:8).

2.     I Salmi custodiscono una profondità di tesori

Il secondo motivo di attrazione è la scoperta che, più si scava nel Salterio, più si scopre. Come tutta la grande poesia, i Salmi sono come una miniera con profondità sempre nuove da raggiungere e sempre più oro da trovare. Ricompensano abbondantemente ogni sforzo che facciamo per conoscerli meglio.

3.     Ci sono Salmi per ogni circostanza

I Salmi non fanno, certo, riferimento esplicito a tutte le occasioni per le quali esistono i biglietti di auguri. Ma segnano tutti i momenti e le emozioni spirituali importanti nella vita del popolo di Dio. Come disse Giovanni Calvino:

«Sono solito chiamare questo libro, e credo non a torto, “un’anatomia di tutte le parti dell’anima”; infatti non vi è emozione di cui qualcuno possa essere consapevole che non sia qui rappresentata come in uno specchio».

I Salmi ci insegnano come esprimere le nostre emozioni a Dio in tutte le circostanze della nostra vita.

4.     I Salmi sono pieni di Cristo

Essi non solo profetizzano esplicitamente la venuta di Cristo (ad esempio, i Salmi 2, 22, 110), ma il messaggio dei Salmi attira sempre l’anima verso Cristo e la sua grande opera di salvezza. Come si diceva nella chiesa antica: «Sempre un salmo sulle labbra, sempre Cristo nel cuore» (semper in ore psalmus, semper in corde Christus). I Salmi intensificano la nostra comunione con Cristo.

5.     I Salmi sono stati amati dalla chiesa nel corso della storia

Ciò che ho trovato nei Salmi è stato ben conosciuto da molti nella storia della chiesa. Nel corso dei secoli, il libro dei Salmi è stato prezioso per molti cristiani in molti luoghi. Nei periodi antico e medievale, i Salmi venivano studiati e cantati molto frequentemente, specialmente nei contesti monastici. Il grande Atanasio (296–373) disse:

«Credo che un uomo non possa trovare nulla di più glorioso di questi Salmi; infatti essi abbracciano tutta la vita dell’uomo, gli affetti della sua mente e i movimenti della sua anima. Per lodare e glorificare Dio, egli può scegliere un salmo adatto a ogni circostanza, e così scoprirà che essi sono stati scritti per lui».

Durante la Riforma, il recupero della Bibbia per tutta la chiesa significò anche il recupero dei Salmi. Lutero aveva imparato i Salmi fin da monaco e continuò ad amarli. Egli chiamò il Salterio «una piccola Bibbia», dicendo:

«Il Salterio dovrebbe essere un libro prezioso e amato, se non altro per questo: esso promette la morte e la risurrezione di Cristo con tale chiarezza — e descrive il suo regno e la condizione e la natura di tutta la cristianità — che potrebbe ben essere chiamato una piccola Bibbia. In esso è compreso nel modo più bello e conciso tutto ciò che si trova nell’intera Bibbia».

Tra i riformati, i Salmi furono messi in versi e cantati come il libro dei canti della chiesa. Quei primi calvinisti si rallegravano di poter prendere sulle loro labbra le parole di Dio per lodarlo. Giovanni Calvino, che supervisionò la versificazione di tutto il Salterio per il canto, espresse così il suo entusiasmo per i Salmi:

«Poiché invocare Dio è uno dei principali mezzi per ottenere la nostra salvezza, e poiché una regola migliore e più sicura per guidarci in questo esercizio [della preghiera] non si può trovare altrove che nei Salmi, ne consegue che, quanto più un uomo progredisce nella loro comprensione, tanto più crescerà nella conoscenza della parte più importante della dottrina celeste».

I seguaci di Calvino condivisero questa convinzione sul loro valore. Lo vediamo chiaramente, per esempio, nell’esperienza dei calvinisti francesi conosciuti come ugonotti. Come scrisse Bernard Cottret: «Il Salterio fu la Riforma francese». Quei protestanti francesi della metà del XVI secolo amarono profondamente i Salmi e li cantarono con fervore, perfino mentre si recavano al martirio. Gli ugonotti trovarono nelle loro versioni metriche dei Salmi canti che «davano alla pietà di Calvino una forza poetica». Queste traduzioni poetiche dei Salmi per il canto nel XVI secolo aiutarono nuovamente la chiesa a vedere la potenza e la rilevanza del Salterio.

I Salmi ci insegnano come esprimere le nostre emozioni a Dio in tutte le circostanze della nostra vita.

I Salmi, tuttavia, furono più di una semplice fonte di ispirazione e conforto per i cristiani riformati. Furono più anche di un modo per esprimere le loro gioie e i loro dolori a Dio con le parole stesse di Dio. Il Salterio spiegava la vita che vivevano, sia in relazione agli empi che si opponevano a loro, sia in relazione al Dio che li sosteneva. Come popolo di Dio, essi vivevano nei Salmi.

Quest’articolo è stato originariamente pubblicato sulla rivista Tabletalk. È pubblicato qui con autorizzazione.

W. Robert Godfrey

W. Robert Godfrey è presidente del consiglio di Ligonier Ministries e ministro della United Reformed Churches in North America (URCNA). È stato per molti anni presidente del Westminster Seminary California, dove ha servito anche come professore di storia della chiesa.

Autore prolifico, Godfrey ha scritto numerosi libri di teologia e storia della chiesa, tra cui Learning to Love the Psalms (2017), John Calvin: Pilgrim and Pastor (2009) e Saving the Reformation: The Pastoral Theology of the Canons of Dort (2019).

Ha conseguito il Master of Divinity presso il Gordon–Conwell Theological Seminary, e successivamente un Master of Arts e un dottorato di ricerca (PhD) presso la Stanford University.

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